Villa Urbana. Ferro, velluto e memoria industriale.
Il Washington Building è il recupero dell'ex fabbrica F.lli Borletti, fondata nel 1897 per la produzione di orologi, un edificio la cui architettura porta ancora impressa la struttura in ferro e mattoni della Scuola di Chicago, lontana dal liberty italiano che caratterizza gran parte del patrimonio industriale milanese. È in questo contesto che l'architetto Marcella Fiori, con studio tra Milano e Courmayeur, ha sviluppato tra il 2021 e il 2023 Villa Urbana, una residenza di 300 mq distribuita su tre livelli in cui ferro, legno e un giardino privato costituiscono le tre coordinate del moodboard di progetto. Tutti gli arredi sono stati progettati su misura, con una logica progettuale che non distingue tra produzione ex novo e reinterpretazione di pezzi esistenti, trattando ogni elemento come parte di un sistema coerente. Il cuore della villa è il living, un ambiente a doppia altezza di sei metri in cui la verticalità è la prima cosa che si percepisce entrando. Le grandi vetrate a ferro e piombo che corrono su tre lati portano dentro la luce e il verde del giardino privato, mentre una lampada circolare in ottone e vetro occupa il vuoto della doppia altezza con la precisione di un elemento scultoreo, bilanciando la scala dello spazio senza appesantirlo. Il parquet a spina di pesce in rovere chiaro scorre continuo sotto tutto l'ambiente, tenendo insieme le diverse zone e restituendo calore a un contesto che potrebbe altrimenti risultare freddo nella sua proporzione industriale.
In questo spazio Marcella Fiori ha scelto di lavorare con il colore in modo diretto: i due divani in velluto verde intenso, sviluppati a partire dal modello Kate di Villa Salotti e completamente reinterpretati su indicazione dello studio con struttura bifacciale e cuscini a contrasto in velluto nero, diventano i poli cromatici attorno a cui si organizza tutta la zona conversazione. Il verde tiene il dialogo con le vetrate e con il giardino, mentre i cuscini neri introducono una tensione che spezza la monocromia senza uscire dalla palette. Le poltrone in tessuto geometrico verde tenue, pezzi della proprietà rivestiti ex novo, completano la zona conversazione con una presenza più discreta rispetto ai divani, senza uscire dalla palette. La zona pranzo si trova in continuità con il living, aperta sullo stesso spazio dopo il divano circolare in velluto giallo ocra che segna il passaggio tra le due aree. Il tavolo in vetro con gambe scultoree in cristallo introduce una nota di ironia formale in uno spazio altrimenti costruito su un rigore cromatico molto preciso: le sedie, rivestite da Villa Salotti in velluto nero, un mobile-armadio che occupa l'intera parete di fondo, originariamente color noce e ridipinto di nero per il progetto, e un lampadario a gocce di cristallo che chiude la composizione dall'alto. I pouf in velluto a capotavola, realizzati da Villa Salotti con base in ottone, sono la scelta che definisce il tono dell'ambiente: non una sedia in più, ma un elemento di arredo che porta una dimensione diversa al tavolo, più informale nella forma ma rigorosa nel materiale e nel colore.
Rispetto al living, la camera padronale lavora per sottrazione: meno luce, meno altezza, una palette che si restringe sul nero e sul bianco prima di esplodere nell'arancio bruciato delle poltrone. Il letto, interamente custom su disegno dello studio, ha una testata alta in velluto carbone con profilo in arancio bruciato. Le tende, realizzate da Villa Salotti in cotone e lino carbone con balza in velluto bruciato, definiscono la qualità della luce e tengono insieme la palette dell'ambiente con precisione. I cuscini decorativi completano la composizione sul letto con diversità di dimensioni e tessuti. Le due poltrone Luigi XV della proprietà, rivestite con un tessuto “a schizzi” in arancio bruciato, sono l'elemento che più di ogni altro racconta la logica del progetto: pezzi storici reintegrati nel linguaggio contemporaneo dello spazio attraverso una scelta di tessuto che non cerca di nascondere la loro natura ma la porta in primo piano, trasformandola in un accento cromatico preciso e consapevole.
Quello che Villa Urbana documenta è un approccio progettuale in cui la distinzione tra prodotto di catalogo, produzione custom e restauro di esistente non ha senso operativo: ogni ambiente ha richiesto una risposta diversa, e la collaborazione con Villa Salotti si è articolata su tutti questi piani contemporaneamente, dalla produzione su disegno al rivestimento di pezzi storici della proprietà, dai tendaggi ai coordinati tessili. È questa capacità di lavorare tra i diversi tipi di intervento che ha permesso allo studio di mantenere una coerenza formale attraverso ambienti con caratteri molto diversi tra loro.
Progetto: Villa Urbana
Location: Milano
Architetto: Marcella Fiori, Studio MFAI
Collaborazioni: Arch. Valerio Bottalico
Fotografia: Mauro Toncelli
Arredi Villa Salotti: Divano Kate customizzato in velluto verde bifacciale, pouf in velluto con base ottone, letto custom su disegno, rivestimento poltrone e sedie esistenti, tende e sovratende, cuscini decorativi, coordinati tessili.